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Intrecci tra Malavita Organizzata, politici corrotti o corruttori, infine gli Albergatori Aponensi…….

la vicenda Sitas, struttura alberghiera creata dal consorzio Abano Sciacca , un iniziativa imprenditoriale di grossissimo respiro partita da un gruppo di imprenditori di Abano Terme per la realizzazione di undici alberghi, di cui solo 4 effettivamente realizzati con infrastrutture turistiche nella cittadina di Sciacca, in Sicilia, con richiami alla sentenza contro l’ex ministro Calogero Mannino pronunciata della Corte d’Appello nel Maggio 2004.

Ennesimo scandalo “all’italiana” una storia di finanziamenti pubblici miliardari finiti nelle tasche di politici e personaggi che ruotano attorno alla “mangiatoia”. Il tutto, ovviamente, diretto, gestito e supportato dal Potere mafioso occulto, ma non troppo…..

inizio con la parte “comica” se così vogliamo chiamarla, richiamando un artcolo apparso sul giornale l’Unità

La Regione siciliana ha comperato 2 orche per 400 milioni

fonte l’Unità Domenica 15 Aprile 1984

Palermo — Con i soldi della Regione siciliana sono state comperate due orche. Anche se il suo bilancio non prevede la voce<<cetacei>> sono già stali sborsati quattrocento milioni e altri ne verranno spesi per passare gli alimenti ai mastodontici animali. Ma i turisti troveranno l’idea irresistibile e accorreranno a frotte; finiremo col guadagnarci: è l’euforico punto di vista degli amministratori della Sitas (Società mista dell’Ente minerario siciliano e di un gruppo di albergatori di Abano Terme) che hamaterialmente concluso l’affare, utilizzando parte dei dodicimiliardi previsti da una legge regionale per <<opere di contenimento a mare>>. C’è comunque qualche intoppo destinato a ritardareil capovolgimento delle sorti del turismo isolano. Ad esemplo, un acquario su misura che in Sicilia ancora purtroppo non c’è. Ogni pessimismo sarebbe però ingiustificato: manca solo un visto del Comune di Sciacca per ultimare il parco marino (isolotti, lago e laguna) dove le due signore non avranno di che lamentarsi. Troveranno ad accoglierle foche, delfini e pinguini. Nelle more della solita burocrazia italiana, le orche, che come è noto la sanno lunga, non hanno ancora chiesto il cambio di residenza: stanno trascorrendo ore di piacevole ozio nel loro lago islandese. Hanno risolto i loro problemi di sussistenza: sono entrati ormai a tempo indeterminato nel libro paga della Sitas che garantisce loro alimenti di prim’ordine. E siccome a questo mondo, anche in quello marino, può accadere di tutto, la Sitas ha assicurato le orche coi Lloyds di Londra. Aggirato anche l’ostacolo del WWF che vieta la cattura di questi rari esemplari: il provvedimento non ha valore retroattivo. E i due colossi la loro libertà l’avevano perduta molto prima.

per comprendere la “triste” vicenda

bisogna partire da un articolo del Sole 24 Ore….

Sciacca: Nuovi alberghi, ma solo sulla carta – Il Sole 24 Ore (07/02/2005)

MILANO • È dagli anni 70 che Sciacca (Agrigento) insegue l’obiettivo di realizzare un mega-polo turistico di lusso. A distanza di oltre trent’anni quell’obiettivo è stato conseguito solo in parte, in una regione che ha poche strutture di fascia alta. E ora spera nel gruppo inglese Forte che vuol realizzare un resort a 5 stelle con campo da golf.

Il primo progetto per Sciacca, studiato dalla Regione Sicilia, prevedeva un polo di ben 11 alberghi e due centri termali su un tratto di costa di 300 ettari per 7mila posti letto e quasi 8mila posti di lavoro; oltre 700 i milioni di euro da spendere al valore di oggi.

Protagonista dell’operazione, fin troppo ambiziosa per quegli anni, la Sitas, partecipata al 45% dall’Ente Minerario Siciliano, al 40% dalla Abano Sciacca (società privata formata da operatori turistici di Abano terme) e per il resto dall’Azienda delle Terme di Sciacca.

Oggi la società Sitas è da alcuni anni in liquidazione e degli 11 alberghi previsti solo quattro sono stati effettivamente realizzati e, dopo essere rimasti chiusi per molto tempo, sono i fase di sviluppo.

Di tutto il resto rimangono 70 ettari di terreni, che l’ufficio di liquidazione della Sitas cerca da tempo invano di vendere, dopo aver ceduta Sviluppo Italia turismo circa 400mila metri quadrati. La storia del progetto Sciacca mare è stata tormentata fin dall’inizio.

I cantieri del polo alberghiero presero il via nel 1976 sostenuti da finanziamenti regionali, ma la Sitas inizia quasi subito ad accumulare passivi per decine di miliardi di vecchie lire. Nel 1982, con due soli complessi realizzati, la Sitas parte con la vendita sui mercati esteri dei posti letto ma colleziona solo inadempienze contrattuali. Ai problemi economici si sommano, nel tempo, contrasti tra i soci e le difficoltà nell’acquisizione di tutti terreni individuati per lo sviluppo di un megapiano, che è ormai chiaro a molti che è solo votato al fallimento.

Per dieci anni, quel poco di realizzato di Sciacca mare, è rimasto solo un polo turistico fantasma, uno spettrale monumento alle ambizioni e all’inefficienza.

La svolta è avvenuta all’inizio degli anni 90, quando le strutture alberghiere vengono messe in gara. «La nostra avventura in questa vicenda — dichiara Antonio Mangia, presidente Gruppo Aeroviaggi — inizia nel 1992, con la partecipazione al bando Sitas per l’attribuzione della gestione di due alberghi del polo di Sciacca (Lipari e Alicudi), per un canone annuo di 1,7 miliardi di vecchie lire».

Mangia spiega: «I 4 alberghi realizzati ben presto furono chiusi, gli albergatori di Abano vendettero le quote alla Regione Siciliana, che pubblicò poi un’asta per la gestione dei complessi». Per diversi anni le aste andarono però deserte.

«Razionalizzammo la gestione, apportammo alcune modifiche agli impianti adottando un’appropriata commercializzazione — continua Mangia —. L’operazione ha avuto successo, tant’è che dopo 4 anni di gestione dei due alberghi chiedemmo alla Sitas di avviare la gestione degli altri due alberghi (Torre del Barone e Cala Regina), fino ad allora chiusi e in degrado».

Successivamente la Sitas fu messa in liquidazione e Aeroviaggi ha rilevato tutti e quattro gli alberghi in gestione costituendo una joint-venture con la società francese Fram per una struttura in loco. Così, alla fine, solo una parte del progetto ha visto la luce, ma restano da piazzare molti ettari di terreni. In attesa che decoli il polo turistico inglese targato Forte.

 riporto un articolo interessante di Repubblica……

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1987/02/06/sciacca-uno-scempio-italiano.html

 SCIACCA, UNO SCEMPIO ITALIANO

PALERMO Il progetto era davvero ambizioso: trasformare la città di Sciacca in una nuova Taormina. Come? Costruendo un colossale centro turistico, undici mega alberghi sulle bianchissime spiagge alle spalle di Monte Kronio, grotte, scavi archeologici, acque termali, una stupenda campagna siciliana di vigneti e di ulivi. L’ idea era nata dalla fertile mente di Graziano Verzotto, ex senatore democristiano, ex segretario regionale della Dc, ex presidente dell’ Ente minerario siciliano e dai primi anni Settanta latitante, si dice a Parigi, per fondi neri depositati nelle banche di Michele Sindona.

Quel progetto ambizioso è diventato uno degli scandali simbolo della azienda Regione. Degli undici alberghi che dovevano sorgere sulla costa africana ne sono stati realizzati soltanto quattro: ogni stanza, fino ad ora, è costata 317 milioni e ogni posto-letto poco più di 151.

E’ la storia della Sitas, una società costituita nel 1973 con nove miliardi di capitale sociale, 55 per cento Ente minerario siciliano e 45 per cento un gruppo di albergatori di Abano Terme.

Una storia sullo sperpero continuo di denaro pubblico, un intricato caso politico giudiziario che rappresenta uno spaccato di vita amministrativa siciliana. Il caso Sitas è riesploso improvviso in questi giorni con un’ interpellanza alla Assemblea regionale. L’ ha presentata un deputato socialista, Turi Lombardo, che sulla vicenda degli alberghi-fantasma di Sciacca parla di reticenze del governo regionale, chiede l’apertura di un dibattito, esprime perplessità sulla gestione del progetto… e sul modo con il quale si intende chiudere l’ oscuro capitolo della onerosa avventura. Ma le sue accuse sono ben più precise e pesanti. Dice: La mia sensazione è che questa operazione Sitas sia il frutto perverso di un apparentamento trasversale tra i partiti. Di più l’esponente socialista non vuole aggiungere.

Per mesi Turi Lombardo ha sfogliato montagne di carte e di documenti, studiato bilanci e voci, spulciato relazioni e interrogazioni parlamentari. Un lavoro lungo e difficile nei meandri della burocrazia regionale con un solo obiettivo: calcolare quanti soldi sono finiti da Palermo a Sciacca per la costruzione del faraonico centro turistico-termale. Il primo a sorprendersi della cifra raggiunta è stato proprio Turi Lombardo: 267 miliardi e 71 milioni. Quasi duecento i miliardi finanziati direttamente dalla Regione siciliana dal 1980 (l’ ultima tranche, 120 mila milioni, l’anno scorso) e, in più, una miriade di altri fondi arrivati a Sciacca per svariate esigenze.

Interminabile l’ elenco dei finanziamenti riportati nella interpellanza: tre miliardi per un corso semestrale di formazione del personale da selezionare per successive assunzioni nel complesso e altri sei miliardi e trecento milioni per un secondo corso; nove miliardi per la costruzione di un acquedotto e, naturalmente, altri nove per completarlo.

Le casseforti della Regione siciliana si sono aperte per le grandi opere ma, nei costi di gestione della Sitas, ci sono anche le piccole spese: cento milioni, estate 1981, per l’ acquisto di acqua potabile con autobotti. Un fiume di denaro che attraversa il litorale di Sciacca, finanziamenti a pioggia che sembrano non finire mai. E quando io ho chiesto indicazioni sull’ operazione Sitas, denuncia oggi il socialista Lombardo, come risposta, dal governo regionale, ho avuto solo reticenze. Perché ho deciso di rispolverare il caso degli alberghi fantasma proprio adesso? E’ semplice: io sono entrato nel parlamento siciliano appena sette mesi fa e, proprio in queste settimane, sono arrivate in Assemblea le variazioni del bilancio dell’ anno scorso… C’ erano anche quei 120 miliardi, l’ ultimo finanziamento per Sciacca.

Sull’ affaire Sitas la magistratura ha aperto un’ inchiesta. Da un paio di anni ci lavorano i sostituti procuratori della Repubblica di Palermo Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone. Un dossier che contiene gli interrogatori di alcuni assessori regionali, tutti i verbali dell’ Assemblea che riguardano le discussioni in aula sulla società, le relazioni sulle interpellanze presentate e sulle risposte fornite, una nota del Dipartimento Affari Sociali del comune di Sciacca che registra alcune anomalie nel grandioso progetto. Il deputato Turi Lombardo, dopo avere esaminato le carte sui finanziamenti pubblici alla Sitas, solleva anche un altro interrogativo: chi è il partner privato dell’ Ente minerario siciliano? Scrive Lombardo nella sua interpellanza: Non è solo il costo complessivo dell’ iniziativa che ci ha negativamente impressionato…

Una breve visita al tribunale di Sciacca ci ha fatto apprendere che il socio privato, la società Abano Sciacca Terme Spa, contrariamente alla comune opinione, è una società per azioni costituita a Palermo pochi mesi prima della costituzione della Sitas e poi trasferitasi nella sede di Sciacca….

E aggiunge il deputato: La lettura degli atti delle Commissioni non ci consente ulteriori lumi, poiché raramente ci siamo trovati innanzi ad un segreto così ben custodito quale l’ identità di tale partner… Ben vero, avendogli pagato nel 1973 la vistosa somma di 2200 milioni ci saremmo attesi una diversa trasparenza e maggiore chiarezza…. L’ interpellanza informa poi che dagli atti della Sitas emerge che nel 1984 l’ azionista privato è cambiato ma che il flusso di denaro verso Sciacca è continuato.

Ecco così un altro elenco ricco di cifre con tanti zeri: 3 miliardi e 200 milioni di ricavi e 32 miliardi di costi nel bilancio del 1984, finanziamenti, sempre in quell’ anno, di 982 milioni per studi e ricerche, di 4 miliardi e 934 milioni per promozione e marketing, di 401 milioni per apertura alberghi, di 7 miliardi e 77 milioni per costi poliennali.

Il deputato chiede al governo regionale di indagare e di rispondere sull’ identità del partner privato. L’ interpellanza sull’ operazione Sitas riapre a sorpresa un caso che qui in Sicilia i partiti avevano quasi dimenticato. Un silenzio di tanti anni sul fronte politico, un’ inchiesta giudiziaria complessa per una montagna di documenti tutti da decifrare, poche righe riservate alla vicenda dai giornali. Unica eccezione, nel 1985, un reportage de I Siciliani.

di ATTILIO BOLZONI

 ed ora uno stralcio processuale…….

Dagli atti processuali…… Abano Siyad Sciacca Manino

……Siino che definisce Mannino “signore degli appalti” (pagina 96, Siino) a proposito delle Sitas parla di un accordo con gli imprenditori di Abano Terme (tra cui Ross…) nel cui contesto Mannino sponsorizzava un gruppo agrigentino appartenente al Consorzo Cirag. ma aggiunge “che non aveva preso tangenti”

La lettura delle dichiarazioni dell’imputato di reato connesso R….. M. (18 settembre 98) e del teste L. M. (11.11.99), che rappresentavano a vario titolo il gruppo di Abano, smentisce in maniera categorica la tesi che il Mannino abbia assunto questo atteggiamento di penetrante intromissione nelle vicende della Sitas per favorire l’ imprenditoria siciliana o per agevolare gli imprenditori di Abano, estranei al contesto ambientale, emergendo anzi un atteggiamento del Mannino di opprimente vessazione nei confronti del R…. e del M. – che riferiscono di aver subito cocenti umiliazioni – e di assoluto disinteresse per il decollo ed il successo dell’iniziativa che non fosse strettamente congiunto ai suoi interessi clientelari specie in materia di assunzioni di personale .

Il R…. ed il M,i riferiscono che dopo un incontro avuto a Roma Piazza del Gesù con esponenti dc sullo sfruttamento delle acque termali ed avendo abbandonato un iniziale progetto che avrebbe interessato l’isola di Vulcano, per la difficoltà logistiche inerenti alle infrastrutture turistiche, incontrarono proprio presso la menzionata segreteria, l’onorevole Mannino che esaltò le potenzialità di sfruttamento delle terme saccensi;

seguirono incontri con alti dirigenti del Banco di Sicilia dell‘epoca, Francesco Bignardi, invero all’epoca direttore generale e Miccichè (Gerlando), per il sostegno dell’iniziativa da parte del Banco di Sicilia: gli incontri cui partecipa il Presidente dell’EMS Verzotto, poi attinto da provvedimenti restrittivi della libertà personale e datosi alla latitanza, hanno esito favorevole con il varo del progetto Sitas: all’inizio della progettazione il Mannino impone i nomi dei mediatori per l’acquisto dei terreni, quelli dei notai e quelli dei tecnici che dovrebbero curare i profili urbanistici;

vengono indicate in modo perentorie le ditte Salamone, Vita, Miccichè e Pullara (vi è un incontro a Roma cui partecipa l’onorevole Saladino) nonostante non dotate di specifica professionalità per la realizzazione di impianti termali, che costituiscono il consorzio Cirag (il fine di favorire l’imprenditoria siciliana ben avrebbe potuto essere conseguito aprendo la gara alle numerose imprese isolane) ma ancora più pressante l’ingerenza per i corsi di addestramento, destinati a circa 800 persone, in verità con candidati designati da tutte le forze politiche locali (Onorevole Segreto, Michelangelo Russo) mentre il Mannino indicava in modo esclusivo, con appositi elenchi, i nominativi dei partecipanti senza alcun criterio preferenziale e obiettivo attinente alle qualità del candidato (e l’esito dei corsi organizzati dai sindacati, secondo il M. ed il R…, risultò del tutto deludente);

in seguito dell’apertura di un inchiesta sulla vendita dei terreni, l’allora assessore regionale alle finanze Mannino (indicazione esatta perché si parla del 73 ed il Mannino ricopre tale carica dal 71 al 76) avrebbe telefonato in modo perentorio al Procuratore Messana, procuratore delle Repubblica di Sciacca dell’epoca, che avrebbe risolto ogni problema sul fronte giudiziario e non vi sarebbe poi stato in effetti alcun ulteriore intoppo finchè si verificò una rottura insanabile in quanto, per la selezione del personale, gli imprenditori di Abano (di cui il R…o era il commercialista), d’intesa con il Nuovo presidente dell’Ems, D’Angelo, subentrato al Verzotto, datosi alla latitanza, ritennero di dover adottare criteri predetermianti e si rivolsero ad una società specializzata nella selezione ed addestramento del personale avente sede a Torino, la Cross Tour del Gruppo Fiat, iniziativa che suscita l’indignazione del Mannino per la “libertà” che “i veneti “ si prendevano per le assunzioni che erano per lui un formidabile serbatoio di voti;

l’imputato non chiedeva tangenti al R… (ma alla Cirag consorzio di imprese da lui imposto) ma voti ed assunzioni, le tangenti gli erano elargite dalle imprese come si evince da un intercettazione telefonica tra il R….. e l’avvocato Guarrasi (telefonata del 19 luglio 86 , vedi udienza del 18.9.98 in cui Mannino percettore di tali somme ma da parte delle imprese cui aveva fatto aggiudicare gli appalti Sitas, viene indicato come Eccellenza):

ne segue una rottura di rapporti con gli imprenditori veneti (in questa telefonata del 19.7.86 il Ross… indica una guerra planetaria totale a tutti livelli fatta dall’”Eccellenza” aggiungendo però di non aver mai versato una lira al Mannino che nulla aveva mai chiesto loro in termini economici , in quanto prendeva soldi dalle imprese della Cirag e dal Vita, presidente del consorzio ed un contributo di 600 milioni dal Salamone); il Rosseto aggiunge che l’obiettivo del Mannino erano i voti perché gli alberghi impegnavano un elevato numero di famiglie saccensi e quindi un potenziale elettorale fortissimo.

Il procuratore Messana (indicato come amico del Mannino) in tale contesto avvia una nuova inchiesta che il R… sarebbe riuscito a far avocare dal Procuratore Generale dell’epoca dott Viola dal quale era stato accompagnato da un conoscente del dott Viola il medico dott. Prestia, ed a livello amministrativo comunale cominciano a verificarsi mille intoppi nonostante l’unzione degli ingranaggi (amministratori locali) in specie per il rilascio di licenze ed autorizzazione amministrative (addirittura il Comune nega il servizio di trasferimento, con autobus di linea, dal complesso turistico, sito in contrada Sovareto al Centro città ,concesso invece agli ospiti dell hotel Torre Makauda, struttura ancora più distante dal centro di Sciacca e crea persino difficoltà per il servizio di rimozione dei rifiuti solidi);

il Mannino minaccia di far revocare i fidi alla Sitas e dinanzi a questa prospettiva il M. L. viene trattato con disprezzo e costretto addirittura ad inginocchiarsi dinanzi a lui pur di non farlo fallire dato che aveva prestato fideiussioni personali.

La deposizione di V. G. (1.10.98) ex amministratore della Sitas (R… è il consulente) appare assai reticente tanto che il Pm richiede la trasmissione degli atti per il reato di falsa testimonianza ma evidenzia comunque la nota circostanza che, all’epoca del rilascio dei vari certificati di abitabilità ed urbanistici, l’ingegnere Misuraca, parente del fratello dell’imputato Pasquale Mannino (che come dichiarato da Giovanni Miceli medico, vice presidente dell’ordine dei medici ed esponente dc, era stato Presidente delle terme di Sciacca dall 86 al 91, pur non avendone le capacità tecniche) era il capo dell‘ufficio tecnico del comune di Sciacca ed ancora che il V… per la acquisizione dei terreni fu affiancato da tale Dulcimascolo e Francesco Di Carlo segnalati dal Mannino, avendo confermato la dichiarazione sul punto secondo cui costoro fecero da mediatori.

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